La televisione è una delle mie tante dipendenze (oltre l’alcool, il cellulare, le scarpe, le borse e i punti neri da schiacciare). Da quando poi è arrivata la tv a pagamento, preferirei mangiare pane del discount e cipolla, piuttosto che non averla. Perché nella vita ci sono delle priorità, per me è vedere le mie serie televisive preferite, se poi c’è la possibilità di farlo quando voglio, mettendo in pausa e tornando indietro e andando avanti, beh, l’orgasmo digitale è raggiunto. C’è stato un periodo in cui quasi tutte le sere avevo appuntamento con personaggi di dubbia estrazione sociale e provenienza. Una sera il vampiro, l’altra lo stronzetto dell’upper east side e ultimamente me la facevo con un certo poliziotto inseguito da un insegnante psicopatico. E dovreste vedere che magnifico dialogo con il televisore da 42 pollici, a volte lo ammetto, un po’ scurrile ma alla fine, io e lui, ci capiamo sempre. Perché io ci resto davvero male quando la puntata finisce sul più bello, che ormai dovrei anche saperlo che è cosi che vanno le cose, ma io mi incazzo lo stesso e allora impreco contro il televisore.
Capita quindi che io mi trovi a guardare la tv anche quando siamo a cena a casa di amici. E così l’altra sera, non potendo vedere uno dei telefilm primi in assoluto nella mia lista di gradimento (e che non vi dirò per paura di ritorsioni che potrebbero portarvi a raccontarmi il finale), guardavo Amici di Maria De Filippi. Ora, non sto qui a tirarmela dicendo che è un programma indegno per il panorama musicale e lesivo nei confronti dell’intelligenza umana, perché fino all’anno scorso, lo guardavo anche io. L’ho abbandonato nel momento in cui ho capito che il confronto con X Factor, no, non reggeva per niente. Ma ho ringraziato il dio del palinsensto di non guardarlo più, quando ho visto comparire Gigi D’Alessio vestito da simil truzzo ventenne con cintura arancione fosforescente che richiamava le scarpe. Perché voi dovete sapere, che io nella vita, ho commesso tanti peccati. Ho rubato, ho desiderato l’uomo di altre, ho nominato dio invano (e spesso sul divano) ma più di ogni altra cosa, ero fan di Gigi D’Alessio. Avevo tutti i suoi cd, sono stata tre volte a vederlo in concerto e lo cantavo a squarciagola in macchina mentre andavo a lavoro. E quella sera, davanti a quello scempio di cintura, parlavamo proprio di questo e del fatto che io sulle note di una sua canzone, ci ho fatto l’amore la prima volta con il mio ex. E tornado verso casa, quella sera, ho pensato che quei tempi, tanto male non erano. Non per il mio ex. Lui è stato quello che ha anticipato di circa dieci anni il concetto di sharing. Il pene – sharing. Amava infatti condividere il suo augello con più donzelle. E magari per questo, dovrebbero dargli anche un premio.
Erano bei tempi perché chissenefrega se ho un po’ di pancetta e le smagliature, tanto ho tutta la vita davanti per rimediare e lui mi vede comunque bellissima. In cui non avevo consapevolezza del mio corpo, ma tanta spudoratezza e menefreghismo.
Erano i tempi in cui si faceva in macchina, giovane contorsionista che si divideva tra freno a mano, cinture di sicurezza e manopola per tirare giù il sedile. Tempi in cui, capite bene, mi accontentavo di farlo ovunque perché mica c’era un letto da condividere. Tempi di fazzolettini stipati ovunque e in giornate di organizzazione da scout era possibile trovare anche qualche salvietta intima. E si trombava incuranti delle probabili vaginiti, candidosi e cifosi che questa pratica non consona ad un autoveicolo avrebbe potuto procurare. Se oggi sfido il sistema politico, ai tempi sfidavo il mio sistema immunitario.
Erano i tempi in cui ci si spogliava con gli occhi e si godeva mentalmente, proprio dentro, fino alle viscere e alle sinapsi del cervello. Perché non c’era il pensiero fisso del lavoro che prima non c’è e poi di quando c’è. Perché li non c’era e basta, ma un letto e un pasto caldo me lo davano papà e mammà. Della lavatrice da attaccare dopo le sette di sera per risparmiare. Delle patate da pelare e il cane da lavare. Li c’era solo da annusarsi e partire verso il solito posto, li tra le fabbriche, sperando che non ci fosse qualcun altro intento a fare ciò che volevamo fare noi.
Tempi di intimo del mercato perché Intimissimi ancora non era il must da avere ad ogni costo. E quindi niente menate di mutande in pizzo macramè rosa con il reggiseno coppa c o d o f da abbinare spasmodicamente manco fosse reato avere la mutanda nera e il reggiseno bianco. Andavano bene gli slip della sloggi, dodici pezzi a cinque euro, con l’unica variante del colore della scritta perché la scelta era limitata al poco fantasioso black or white. E ogni tanto mi lanciavo nell’acquisto di qualche perizoma in lycra dentro il supermercato del centro commerciale. Perché quello che contava era cio che riempiva la biancheria. E poi, per il tempo che stava su, non valeva mica la pena stare ad investirci poi tanto.
Tempi in cui, vista la mancanza di laboratori scolastici, si sperimentava su materie extra scolastiche e quindi via ad un timidissimo primo sesso orale, concesso con remore e tremori, manco la cavità orale fosse più sacra di quella vaginale. Oppure del “dai che oggi mi metto sopra io però cavolo quanto è scomodo questo freno a mano” o il tentativo estremo di farlo alla pecorina sul sedile posteriore. Perché c’è anche da dire che l’elasticità non era tra gli optional di cui la natura mi ha dotato. Ma l’impegno quello si. Tanto.
Erano tempi insomma, dove il deserto sessuale e l’amnesia di orgasmi, erano inconcepibili, impronunciabili, inammissibili e inimmaginabili. Perché potevo pensare ad un mondo senza scarpe. Ma non ad un mondo senza sesso. E non che ci tornerei a quei tempi, vesto meglio i miei trentanni. Ma un po’ di quella sana lascivia, beh, quella avrei voluto mi seguisse nel corso degli anni.
P.S.
Ringrazio pubblicamente Gigi D’Alessio per la costruzione di questo post.
P.P.S.
Consiglio ad Anna Tatangelo di fare al suo compagno un training su quanto sia importante avere piena consapevolezza della propria età e di quanto questo influisca sull’immagine che si da agli altri. Perché per ora, è davvero pessima.

















